S.A.R. il Principe Aimone
di Savoia, Duca di Savoia, Capo della Real
Casa, in data 10 aprile 2026 ha pubblicato nel
sito della Real Casa di Savoia
(segreteria.comunicazione@casarealedisavoia.it)
la Dichiarazione su La Dinastia Sabauda
Oggi, documento fondamentale per la
Storia e per la l'azione della Consulta dei
Senatori del Regno.
Grati a S.A.R. per la diffusione, e premessa
la totale condivisione del Documento da parte
della Presidenza e della Segreteria, la
inoltriamo ai Colleghi per attenta riflessione
e per norma.
Parimenti diramiamo la Nota sulla
Successione dinastica di Casa Savoia:
raccolta cronologica di Documenti per la
storia, tra i quali la corrispondenza corsa
tra S.M. Re Umberto II e suo Figlio, il
Principe Vittorio Emanuele, negli anni
1960-1963, già pubblicati nel 2006 nel libro
segnalato dalla Segreteria per la
Comunicazione della Casa Reale di Savoia
(Appendice, pag. 6, nota 13).
Mentre esprimiamo sentita gratitudine a S.A.R.
il Principe Aimone di Savoia, Duca di Savoia,
per la pubblicazione dei predetti Documenti e
per aver ricordato la Consulta che ne ha
sempre propugnato e sostenuto la causa,
assicuriamo a S.AR. che ce ne varremo per
informazione e per norma.
Invitiamo i Colleghi a prendere motivo dalla
Dichiarazione e dalla Nota per intervenire
pubblicamente con tempestività ed efficacia
quando esse giovino a chiarire in via
definitiva e a ribadire con fermezza e
ampiezza argomentativa quanto la Consulta ha
sempre affermato, anche in forza del proprio
Statuto che, in apertura, recita: “la
Consulta dei Senatori del Regno riconosce
Capo della Real Casa di Savoia S.A.R. il
Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia di
Aosta, e suoi legittimi discendenti”,
Statuto che - ricordiamo ai Colleghi- venne
approvato da S.A.R. il Principe Amedeo con
lettera al Presidente della Consulta, datata
da Pantelleria 5 gennaio 2018.
Porgiamo i migliori saluti.
TSG-Chieri, 12 aprile 2026
Guido Ornato
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Aldo A. Mola |
| Segretario
della Consulta dei Senatori del
Regno |
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Presidente
della Consulta dei Senatori del
Regno
|
La
Dinastia sabauda oggi
Dichiarazione di S.A.R.
il Principe Aimone di Savoia, Duca di
Savoia
10 Aprile 2026
Essere un Principe di Casa Savoia è
sicuramente un grande onore e, allo stesso
tempo, una grande responsabilità nel
mantenerne alto il prestigio, tramandarne la
storia e i valori sui quali si è fondata la
Monarchia, prima del Regno di Sardegna e poi
del Regno d’Italia.
Oggi lo studio della storia porta
comunemente ad associare Casa Savoia
all’Italia unita, limitandone la conoscenza
alle quattro generazioni di sovrani che si
sono avvicendati al trono a partire dal
1861. Allargandone però la prospettiva, ci
si può rendere conto dell’importanza della
Dinastia Sabauda nel contesto nazionale ed
europeo lungo gli oltre mille anni in cui i
Savoia furono in grado di tenere insieme
territori compositi e articolati attraverso
20 Conti di Savoia, 10 Duchi di Savoia, 1 Re
di Sicilia, 8 Re di Sardegna e finalmente 4
Re d’Italia.
Sebbene la storia della Casa abbia le sue
radici più profonde nei regni di Borgogna,
ben presto emerse una vocazione “italiana”
che si concretizzò fin dalla prima
generazione, quando a Umberto Biancamano fu
affidata la Contea di Aosta; sarebbe stato
poi suo figlio ultimogenito e successore
dinastico, Oddone, a segnare in prospettiva
i destini della Dinastia attraverso
l’acquisizione, per matrimonio, del
Marchesato di Susa e di Torino e sarà
proprio Torino a diventare, cinque secoli
dopo, capitale del Ducato di Savoia e
finalmente, nel marzo 1861, dell’Italia
unita, nata dalla grandiosa impresa del
Risorgimento, sotto la guida di Vittorio
Emanuele II, che ne divenne primo Re.
La funzione della Casa Reale, oggi, può
essere solo quella di esserne custode della
memoria storica, non solo per quanto
riguarda il recente e glorioso passato
legato al processo risorgimentale e
all’unificazione della nazione sotto
un’unica Corona, ma anche quello più
lontano. Un passato che inserisce il
Piemonte in un orizzonte più ampio, che lo
vede coinvolto nei momenti più determinanti
della storia europea, da San Quintino a
Lepanto, dalla Guerra di Successione
spagnola alla Guerra di Crimea; momenti che
seppero mettere in luce le capacità di
trasformazione dello Stato in senso civico,
sociale, militare e di sviluppo economico.
Senza questo lungo cammino non ci sarebbe
l’Italia.
Quell’Italia che, retta per ottantacinque
anni dalla Monarchia Sabauda, si sviluppò e
prosperò attraverso un’importante crescita
sociale, culturale, artistica, economica e
industriale.
Dal 1946, per effetto del controverso
risultato del referendum, l’Italia è una
Repubblica.
Re Umberto, dopo il referendum, nonostante
da più parti fosse pressato a rimanere,
pendenti i molti ricorsi, con grande dolore
lasciò spontaneamente l’Italia per evitare
che ulteriore sangue scorresse in una nuova
guerra civile che stava per scoppiare in
conseguenza delle pesanti ombre sulla
regolarità dei risultati proclamati del
referendum.
«L’Italia innanzitutto!» era il suo motto,
cui tenne fede fino alla morte.
Il 1° gennaio 1948 la XIII Disposizione
Transitoria della Costituzione della
Repubblica Italiana dispose l’esilio per il
Re e i Suoi diretti discendenti maschi e
privò, inoltre, tutti gli altri maschi di
Casa Savoia dei diritti politici di voto e
di eleggibilità.
Finalmente, nel 2002 lo Stato Italiano
abrogò la XIII Disposizione “transitoria” e
i miei cugini, ancora in esilio, poterono
fare ritorno in Patria.
Fedeli al motto di Re Umberto, noi
continuiamo oggi ad essere orgogliosamente
Italiani e io sono molto fiero di aver
servito la Patria nella Marina Militare,
come Guardiamarina imbarcato sulla Fregata
Maestrale, e sono onorato di essere stato
insignito dal Presidente Mattarella del
titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito
della Repubblica Italiana «per l’eccezionale
contributo dato negli ultimi 25 anni a
sostegno dei rapporti economici bilaterali
italo-russi».
L’avvento della Repubblica non deve essere
inteso per l’Italia una rottura con il
passato, ne è soltanto cambiata la forma
istituzionale. I Presidenti della Repubblica
che da allora si sono succeduti ne sono la
più alta carica, in continuità con i Sovrani
che li hanno preceduti, ma l’Italia resta
quella nata il 17 marzo 1861, per opera di
Re Vittorio Emanuele II, frutto di un
percorso di oltre mille anni che ha generato
un patrimonio di cultura, arte,
architettura, e conquiste sociali, che oggi
sono patrimonio di tutti gli Italiani.
Casa Savoia è, per sua natura, custode di
questo patrimonio e sarebbe pertanto
auspicabile che lo Stato Italiano vedesse
nella Casa un supporto ideale per la sua
tutela, così come avviene in altri Paesi che
hanno avuto una simile evoluzione. In
Romania ad esempio, il deposto Re, mio
cugino Mihai I, al suo rientro in patria
dall’esilio impostogli dal regime comunista,
nel 1989 iniziò a svolgere nello Stato
Repubblicano un ruolo di “Custode della
Corona di Romania” che la Principessa
Margareta, attuale Capo della Casa Reale
Romena, ereditò alla morte del padre e che,
con il suo stesso spirito, continua
tutt’oggi a svolgere attività di
rappresentanza culturale e diplomatica, è
coinvolta in patronati di fondazioni e
iniziative sociali, ed è presente in molti
eventi di Stato quale membro della Casa
protagonista del passato storico nazionale.
Lo Stato Romeno, pur senza riconoscerne
potere politico, si avvale spesso della
collaborazione della Famiglia Reale.
La memoria di cui deve essere custode Casa
Savoia è anche quella relativa alle norme
che nei secoli ne hanno regolato il
funzionamento, garantendone un’ordinata
successione per 32 generazioni. Norme che
sono tutt’oggi tali e che pertanto non
possono essere ignorate né tantomeno
manomesse, non essendo più Casa Savoia
regnante con il potere di legiferare o
ratificare. Nessuno può dunque arrogarsi il
diritto di abrogarle o modificarle. Le norme
stesse lo escludono. È nostro dovere
fondamentale conservarle e tramandarle, nel
rispetto dei nostri avi che le hanno
emanate, dei Parlamenti che le hanno
recepite e di tutti coloro che le hanno
vissute e rispettate fino ad oggi in un
comune percorso.
Purtroppo, non è così per tutti i membri
della Casa: con mio cugino Emanuele
Filiberto ho personalmente un buonissimo
rapporto, ma il nostro atteggiamento diverge
sostanzialmente sul rispetto di queste
norme. La cosiddetta “disputa” sulle norme
dinastiche nacque alla morte di S.M. il Re
Umberto II e caratterizzò a fasi alterne i
rapporti tra mio padre Amedeo e il padre di
Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele.
Quella che mio cugino ed io abbiamo
ereditato è una situazione molto spiacevole
ma, nel totale rispetto delle norme della
Casa e da quanto emerge dai documenti e
dalle altre comunicazioni di famiglia (si
veda l’allegata Nota sulla Successione
Dinastica di Casa Savoia), la verità è
tangibile e inequivocabile.
Ciononostante, considerato il contesto
attuale, penso che sarebbe più opportuno se
Emanuele Filiberto ed io ci concentrassimo
insieme sulla valorizzazione del prestigio e
del patrimonio storico e culturale della
Casa, che è allo stesso tempo patrimonio
dell’Italia, piuttosto che sulla
rivendicazione di status e prerogative non
determinanti in questo momento storico.
A tal proposito in più occasioni, anche
recentemente, ho proposto e cercato di
convincere mio cugino a sospendere
reciprocamente ogni rivendicazione, finché
il contesto rimane quello attuale,
“congelando” pro tempore i titoli di Duca di
Savoia, Principe di Piemonte e Capo della
Real Casa di Savoia, che sono parte
dell’oggetto della contesa, suddividendoci
pariteticamente le loro prerogative, gli
incarichi di rappresentanza e la gestione
delle Istituzioni collegate alla Casa. Ciò
non andrebbe contro le leggi dinastiche, o
alcun’altra norma, e la sospensione
temporanea di titoli e ruoli consentirebbe
di operare insieme, sebbene con una
struttura atipica per una Casa Reale, in
coerenza con i suoi obiettivi più di quanto
non lo sia ora.
Un passo indietro di entrambi per un passo
avanti della Casa.
Ne trarrebbero grande
vantaggio anche le Istituzioni ad essa
collegate che, finalmente, potrebbero
ritrovare l’unità, con tutti i suoi
benefici.
Purtroppo, mio cugino ha sempre rifiutato di
condividere questo progetto.
Stando così le cose, per rispetto delle
leggi della Casa, delle Istituzioni che le
condividono e di tutti coloro che le
rispettano, mi sento in dovere di ribadire e
confermare il mio status dinastico e il mio
ruolo di Capo della Casa con tutte le sue
prerogative, così come aveva fatto mio padre
dandone comunicazione alle altre Case Reali
Europee (si veda la nota in allegato).
Tuttavia, in considerazione di quanto sopra
esposto, limiterò pro tempore l’esercizio
delle mie prerogative al minimo necessario a
mantenerne attiva la legittimità e la
continuità storica, in attesa di un contesto
più opportuno. Perciò, per quanto riguarda
il Gran Magistero degli Ordini Dinastici di
Casa Savoia continuerò a mantenere i
conferimenti circoscritti a un numero
ristrettissimo, soprattutto all’ambito
famigliare, e in piena coerenza con lo
spirito originale degli Ordini.
Nel contempo, pur apprezzando le
pubblicazioni e le attività di mio cugino
Emanuele Filiberto a tutela e beneficio
della cultura storica di Casa Savoia,
disconosco e prendo le dovute distanze dalle
sue arbitrarie attività dinastiche e dalla
sua altrettanto arbitraria gestione degli
Ordini Dinastici e confermo l’assoluta
nullità di ogni tentativo di manomettere,
con abrogazioni o modifiche, le intoccabili
leggi e norme della Casa.
Ringrazio le Istituzioni Nobiliari e le
pubblicazioni nobiliari e araldiche italiane
e straniere che hanno ratificato il mio
ruolo dinastico di Capo della Casa.
Ringrazio la Consulta dei Senatori del
Regno, l’Unione Monarchica Italiana e tutte
le Istituzioni e Associazioni Monarchiche
che mi sostengono. Continuerò con piacere ad
essere il loro riferimento e sarò presente
agli appuntamenti importanti ogniqualvolta
mi sarà possibile.
Mi spiace deludere tutti coloro che mi
vorrebbero più presente, sia di persona che
mediaticamente, e che vorrebbero che
esercitassi il Gran Magistero in modo più
aperto. Sono certo che capiranno le ragioni
di questa mia scelta contingente.
In ogni caso, anche se lo volessi, i miei
impegni professionali che oggi rivestono per
me una fondamentale importanza, non mi
permetterebbero di avere il tempo necessario
per poter svolgere tali ulteriori attività.
Ribadisco la mia disponibilità a
rappresentare Casa Savoia in eventi,
cerimonie e conferenze di carattere storico
e culturale e confermo la mia volontà a
promuovere iniziative volte alla
valorizzazione della storia e del prestigio
della mia Casa e dell’Italia.
Custode della memoria storica di Casa
Savoia, sempre fedele al motto di Re
Umberto: L’Italia Innanzitutto.
Aimone di Savoia
Milano, 10 aprile 2026